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Pesticidi, antibiotici e la strategia “Farm to Fork”: cosa è cambiato per la salute dei consumatori

…“Serve una drastica diminuzione dell’utilizzo delle molecole di sintesi in ambito agricolo, grazie a un’azione responsabile di cui essere tutti protagonisti… ha dichiarato Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente.

Siamo tutti d’accordo con questa affermazione vero?

Nell’ultimo decennio, l’attenzione per gli ingredienti che compongono i nostri piatti e/o i prodotti che consumiamo è cresciuta in maniera esponenziale. Con l’avvento dei regimi alimentari poi (Vegan, Bio, Gluten Free, Senza Lattosio, Light ecc…) siamo passati, in alcuni casi, da attenzione/curiosità a vere e proprie crociate in nome dei propri ideali sull’alimentazione.
Detto ciò, l’ultima notizia riguardo l’Agricoltura e il relativo utilizzo di pesticidi e prodotti chimici riporta (forse) un piccolo successo per chi da anni si batte per la salute dei consumatori.

Il 10 Settembre 2021 è stato approvato dalle commissioni parlamentari Europee congiunte Ambiente e Agricoltura il testo sulla Strategia dal produttore al consumatore, nota anche come “Farm to Fork”.

Prima di tutto, cosa sappiamo esattamente di ciò che mangiamo?

La maggior parte dei consumatori potrebbe non avere piena conoscenza in merito.
Nel dossier 2020 Stop pesticidi di Legambiente sono stati analizzati i risultati di 5.835 campioni di alimenti di origine vegetale, di provenienza italiana ed estera, genericamente etichettati dai laboratori come campioni da agricoltura non biologica. Il 50% di tali prodotti conteneva pesticidi e, nello specifico, il settore ortofrutta riportava tracce per oltre il 70%

Come sempre da anni, la frutta è la categoria in cui si concentra la percentuale maggiore di campioni regolari multi residuo.

È interessante quindi sapere quali sono i cibi più contaminati dai residui: fragole, mele, uva, pesche, ciliegie, pere, poi nelle verdure ci sono spinaci, pomodori, patate.
Risultano essere meno a rischio: i cavolfiori, i meloni, gli asparagi, le melanzane, le cipolle.
Questo non significa che dobbiamo eliminare dalla tavola i prodotti che vengono trattati con pesticidi, ma è meglio comunque utilizzare prodotti di origine biologica per ridurre il rischio di incontrarne residui nel piatto. Infine, anche affidarsi all’acquisto di prodotti locali e/o a km 0 e di origine conosciuta, potrebbe essere un’ottima iniziativa.

Non finisce qui, non sono solo i pesticidi in generale a destare l’interesse dei consumatori sempre più attenti… negli ultimi anni abbiamo spesso sentito nominare il nome di un agente chimico dalla storia molto controversa, stiamo parlando del Glifosato.

Questo pesticida molto diffuso è stato spesso protagonista di problematiche legate alla salute e, a livello nazionale sono soprattutto il Glifosato (e il suo metabolita AMPA) la causa di molti superamenti: nelle regioni dove si monitora si ritrovano superamenti dei limiti del 48% per AMPA e del 24% per il glifosato.

Per contro invece, il Messico (già libero da OGM) nel 2020 ha bandito anche il glifosato, paese centro di origine del mais ha così vinto le sue battaglie innumerevoli portate avanti negli ultimi 21 anni e preservato un tipo di coltivazione in cui tale pesticida era ampiamente utilizzato.

La situazione ad oggi, è alquanto controversa:

1 Luglio, 2021 – Glifosato: le autorità UE iniziano il processo di revisione per il rinnovo dell’autorizzazione dal 2022.
Il glifosato (N-fosfometil-glicina), scoperto negli USA durante gli anni Settanta e giunto al successo con il prodotto commerciale Round Up (Monsanto), è l’erbicida più usato al mondo.

Nell’Unione Europea, con l’inizio degli anni Duemila, varie sostanze attive hanno visto scadere le loro autorizzazioni commerciali, e tra queste risulta il glifosato.
Come da iter normativo, ciascuna di esse è stata sottoposta a una procedura di revisione per l’autorizzazione al commercio, che include la valutazione del rischio (ECHA) e assicuri quali siano i livelli massimi di esposizione e gli impatti sulla salute di tali sostanze sui consumatori, lavoratori agricoli, animali e ambiente (EFSA).
Nel 2017, la Commissione aveva concesso la deroga al commercio che ha esteso l’utilizzo del glifosato fino a dicembre 2022, sebbene ogni autorità nazionale ha competenza per definire i limiti del suo utilizzo. Ad esempio, in Italia non può più essere più impiegato in prossimità di scuole o per la gestione del verde pubblico.

E nel resto d’Europa?

Le autorità nazionali di Francia, Ungheria, Paesi Bassi e Svezia, che compongono il Glyphosate Assessment Group (AGG), hanno esaminato tutte le prove presentate dalle aziende che richiedono una nuova autorizzazione per commercializzare la sostanza nell’UE. Lo IARC, agenzia internazionale di ricerca contro il cancro, nel 2015 aveva identificato il glifosato come probabile cancerogeno, dichiarando al mondo la potenziale pericolosità del principio attivo.

Da quanto risulta dalla valutazione preliminare, l’erbicida glifosato non è cancerogeno, non è mutageno, né tossico per la riproduzione. Sono le conclusioni del primo rapporto sulla sicurezza della sostanza nell’ambito del rinnovo dell’autorizzazione UE.
Il documento indica che il glifosato ha i requisiti per essere ri-autorizzato in Europa, ma raccomanda ulteriori analisi del suo impatto sulla biodiversità.
La fase finale della valutazione spetta all’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e all’Agenzia Europea dei Chimici (ECHA) attese per il prossimo anno (ANSA).
L’EFSA e l’ECHA hanno organizzato consultazioni parallele sulla bozza di relazione, aperte al pubblico, che si sono tenute nella prima settimana di settembre di quest’anno. Una volta che l’ECHA avrà adottato il suo parere, l’EFSA concluderà la sua revisione e pubblicherà le sue conclusioni, previste entro la fine del 2022. Sulla base di questa valutazione del rischio, la CE prenderà una decisione sul rinnovo dell’autorizzazione del glifosato. (fonte: AGQlabs.it).

Il destino del tanto temuto Glifosato è ancora tutto da vedere e, nel frattempo, vediamo in cosa consiste l’iniziativa denominata “Farm to Fork” appena approvata in Commissione Europea.

Chi ha sentito parlare di “Farm to Fork”?

La strategia “Farm to Fork”, traducibile in “Dal produttore al consumatore” volge ad un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente, ed ha 5 macro-obiettivi:

1. garantire che i cittadini europei possano contare su alimenti sani, economicamente accessibili e sostenibili;

2. affrontare le sfide del cambiamento climatico;

3. proteggere l’ambiente e preservare la biodiversità;

4. garantire un giusto compenso economico nella filiera alimentare;

5. investire nell’agricoltura biologica.

Tra i target fissati dalla Commissione per ridurre l’impatto negativo dell’agricoltura e dell’allevamento nell’ambiente e nella salute si ricordano: ridurre del 50% l’uso di pesticidi chimici entro il 2030 ridurre almeno del 50% le perdite di nutrienti senza deteriorare la fertilità del suolo; ridurre almeno del 20% l’uso di fertilizzanti entro il 2030; ridurre del 50% le vendite di sostanze antimicrobiche per gli animali di allevamento e l’acquacoltura entro il 2030.

I cittadini inoltre hanno un ruolo essenziale nella transizione anche attraverso le scelte di consumo e lo stile di vita che conducono. Pertanto la strategia prevede anche delle azioni mirate a aumentare la consapevolezza ambientale dei cittadini attraverso: un’etichettatura nutrizionale armonizzata obbligatoria e un quadro per l’etichettatura dei prodotti alimentari sostenibili; lotta allo spreco alimentare attraverso obiettivi giuridicamente vincolanti entro il 2023; programma Horizon: investimenti in R&I riguardanti i prodotti alimentari, la bioeconomia, le risorse naturali, l’agricoltura, la pesca, l’acquacoltura e l’ambiente (fonte: Regione Emilia-Romagna).

Un progetto molto interessante e dalle sfide importanti, come realizzarlo?

Nonostante l’entusiasmo iniziale scaturito dalla notizia di approvazione, al momento non sono chiari quali saranno concretamente i prossimi passi che i produttori dovranno compiere per ottenere il supporto dell’Unione europea. Rimane vago anche il modo in cui ogni categoria stabilirà gli obiettivi di sostenibilità e sono purtroppo incerti anche gli strumenti pratici che permetteranno tale transizione.

Infatti, non si sono fatte attendere polemiche al riguardo, Paolo Di Castro, membro della commissione Agricoltura UE, parla di “emendamenti di compromesso con robusta correzione di rotta verso dimensione economica e sociale”, Franco Ferroni, responsabile Agricoltura di Wwf Italia, attacca: “Il parlamento UE indebolisce con 50 emendamenti la Strategia Farm to Fork in difesa degli interessi economici delle potenti lobby agricole. Dopo l’ecotruffa della Pac ecco il grande imbroglio della transizione ecologica virtuale dell’agricoltura europea”.

“Ci eravamo illusi che con le Strategie Farm to Fork e Biodiversità la UE volesse davvero cambiare rotta puntando sulla vera sostenibilità” conclude Ferroni (fonte: ilsalvagente.it).

Concludendo:

Il clima che vige è tutt’altro che tranquillo, più che una battaglia vinta, l’approvazione della strategia Farm to Fork sembra essere un pareggio studiato a tavolino.
Confidiamo molto nel lavoro di Legambiente e di tutte quelle organizzazioni che da tempo si battono anche per la nostra salute.

Quel che è certo e che bisognerà mantenere alta l’attenzione sull’argomento 😉

Grazie per aver letto fin qui e arrivederci a presto sul nostro Blog!

Lo Staff di Deasy Kitchen

Deasy Kitchen

Deasy Kitchen è il primo ristorante aziendale on-demand nato a Modena. Offre un servizio di preparazione di piatti sani e gustosi, che consegna direttamente senza costi aggiuntivi.

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